DIFENDERE L'ANELLO PIÙ DEBOLE, I PRECARI. Stampa
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“LA PAROLA D'ORDINE È MANTENERE IL PIÙ POSSIBILE I POSTI DI LAVORO. E DIFENDERE L'ANELLO PIÙ DEBOLE, I PRECARI.” - INTERVISTA A M.P. NIGI, SEGRETARIO GENERALE SNALS-CONFSAL SU IL TEMPO

 

da IL TEMPO del 18/02/2009

 

Intervista. Il segretario generale Snals-Confsal: « La parola d'ordine è mantenere il più possibile i posti di lavoro. E difendere l'anello più debole, i precari.»

NIGI:  «AMMORTIZZATORI SOCIALI PER I PRECARI»

 

di Natalia Poggi

La parola d'ordine è mantenere il più possibile i posti di lavoro. E difendere l'anello più debole, i precari. Lo ha ribadito Marco Paolo Nigi, segretario generale dello Snals-Confsal durante l'incontro al Ministero dell'Istruzione tra i sindacati e il ministro Gelmini.

A fronte dei tagli previsti per il 2009 (42 mila cattedre nelle Medie e Elementari) a salvaguardia dei precari (ai quali non saranno rinnovati i contratti) ma anche dei docenti in ruolo (che potrebbero subire trasferimenti coatti). Il ministro Gelmini ha firmato la direttiva, in base all'art 7 della 133, per i pensionabili (cioè coloro che hanno raggiunto i 40 anni di servizio) in soprannumero nelle categorie dell'esubero e per i fuori-ruolo. «Sono 5000 posti che vanno sommati ai 23.000 circa regolari che hanno presentato la domanda di pensionamento - spiega il prof Nigi - All'incirca 28.000 nuove immissioni in ruolo di precari».

In bilico, dunque, restano circa tredicimila cattedre. «Il ministro Gelmini è indirizzata verso un intervento legislativo che obblighi a tornare a casa con sei mesi di preavviso tutti quelli che hanno 40 anni di servizio. Non solo ma estende anche al personale della scuola la possibilità di andare a casa dopo 35 anni indipendentemente dall'età anagrafica con mezzo stipendio fino al raggiungimento del quarantesimo anno». Altro spazio, dunque, ai giovani. «Certo. Il problema principale, per noi, è la salvaguardia delle nomine dei precari. È il criterio alla base del Dop, dotazione organico provinciale. Cioè la riserva di precari, personale specializzato, che non hanno cattedre e che vengono chiamati per fare le supplenze».

Parliamo di ammortizzatori sociali: la Confsal ha proposto una Cassa speciali anche per i precari.

«In piena crisi economica è necessario estendere gli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori che non ne usufruiscono, i precari». In che modo? «Con gli otto miliardi stanziati dal governo va definita una Cassa speciale per i precari che così non andrebbero licenziati ma semplicemente sospesi dalle aziende per cui lavorano che poi s'impegnano a riprenderli a crisi finita. Nel settore pubblico, invece, sarebbe indispensabile per i precari intervenire con l'istituto del contratto con differimento della decorrenza dell'assunzione congiunto, naturalmente, con il soccorso del reddito».

 

 

*   “LA PROPOSTA DELLA CONFSAL NEL PUBBLICO E NEL PRIVATO È DI SOSPENDERE I CONTRATTI MA NON LICENZIARE” - ARTICOLO DI M.P. NIGI, SEGRETARIO GENERALE CONFSAL SU ITALIA OGGI

 

da ITALIA OGGI del 18/2/2009

 

La proposta della Confsal nel pubblico e nel privato è di sospendere i contratti ma non licenziare

Una Cassa speciale per i precari. Servono ammortizzatori ad hoc per i lavoratori flessibili

 

di Marco Paolo Nigi - Segretario Generale CONFSAL

 

Una corretta flessibilità del lavoro è funzionale allo sviluppo economico e occupazionale, e quindi alla crescita. Su questo siamo tutti d’accordo. Ma a una condizione, che la flessibilità si accompagni a un adeguato sistema di ammortizzatori sociali. Così è già nei maggiori Paesi dell’Eurozona, ma non ancora da noi. Il sistema italiano è colpevolmente incompiuto per storici ritardi da imputare allo sterile confronto/scontro politico-ideologico sulla flessibilità più che a questa o a quella parte politica. Intanto, l’attuale sistema degli ammortizzatori sociali riguarda solo alcune categorie di lavoratori, e pertanto non garantisce ai lavoratori instabili, e ancor meno ai precari la necessaria "relativa sicurezza retributiva". A questo va posto rimedio in modo urgente mettendo mano a una moderna riforma degli ammortizzatori come sostenuto, anche, da Cgil, Cisl, Uil e dalla stessa presidente di Confindustria Marcegaglia. Gli 8 miliardi che proprio la settimana scorsa il Governo si è impegnato a stanziare, dopo l’accordo raggiunto con le Regioni, vanno in questo senso. Più esattamente, il Governo ha preso atto che occorreva fare qualcosa di deciso per sostenere il reddito di centinaia di migliaia di persone che si trovano, o si troveranno a breve, "temporaneamente" senza lavoro. Non saremo certo noi a criticare una misura molto attesa e finalmente approvata, né siamo tra i fautori dello sfondamento ulteriore del debito pubblico, perché sappiamo bene quanto esso sia stato il macigno al piede della nostra economia, ma, data la situazione, questi 8 miliardi ci sembrano ancora troppo pochi. Del resto, è toccato proprio alla crisi dimostrare quanto sarebbe stato utile per il nostro Paese avere di questi tempi una rete di protezione funzionante. In un periodo congiunturale favorevole sarebbe stato possibile ricollocare piuttosto velocemente i lavoratori temporaneamente senza lavoro attraverso quella tipologia di ammortizzatori sociali conosciuta come semplice sostegno al reddito. Ma oggi, in una fase di grave recessione economica, gli ammortizzatori sociali devono puntare a un obiettivo più ambizioso: impedire che la crisi escluda in via definitiva dal sistema produttivo, e proprio per colpa di una gestione improvvisata, forze e professionalità essenziali, siano esse a tempo indeterminato o determinato. E questo non solo per arginare la peggiore delle crisi, quella sociale, ma in funzione della ripresa per assicurare la competitività delle nostre aziende, come, più volte, sottolineato dallo stesso ministro del Lavoro Sacconi. Si potrebbero così evitare centinaia di migliaia di licenziamenti "senza ritorno" nel sistema del lavoro legale, oltre alla grave perdita di professionalità maturate nelle aziende. Una crisi occupazionale per effetto di recessione farebbe trovare il sistema economico italiano fortemente impreparato proprio nella fase della ripresa economica globale. Le aziende dovrebbero riprendere da zero la formazione di nuovi lavoratori, dopo aver praticamente perso quella dei lavoratori licenziati. Da qui, l’urgenza di investire risorse per un sistema compiuto di ammortizzatori sociale che abbia una configurazione strategica anti-recessione basata, secondo noi, sul sostegno al reddito dei lavoratori precari. La rete degli ammortizzatori sociali copre oggi solo i lavoratori a tempo indeterminato, mentre non è prevista nessuna configurazione di sostegno al reddito per tutte quelle figure di lavoratori a tempo determinato che possiamo definire in sintesi - e oggi più che mai - precari (tra pubblico e privato, circa 1 milione di persone). Per loro, in questo momento, va individuata una straordinaria forma di sostegno al reddito finanziata con una Cassa speciale precari del privato e del pubblico impiego, che non andrebbero licenziati ma sospesi dal lavoro, in attesa di superare il momento peggiore della crisi economica. Verrebbe pertanto mantenuto il rapporto contrattuale di lavoro, seppure con la contestuale e temporanea sospensione delle prestazioni; vi sarebbero interventi formativi obbligatori, finalizzati alla riattivazione in tempi brevi del rapporto di lavoro, e interventi tesi a impedire che i disoccupati vengano assorbiti nel sommerso. Anche nel settore pubblico, in particolare in settori strategici come la scuola, l’università, la ricerca, la sanità, sarebbe indispensabile intervenire, per i precari, con l’istituto del contratto con differimento della decorrenza dell’assunzione in servizio, coniugato con il soccorso al reddito. Si i precari ci sono anche nel pubblico impiego, e, come dimostra il caso della scuola, non sono pochi quelli con carriera decennale. Affrontare in modo deciso la crisi potrebbe essere l’occasione per portare a soluzione vecchie e vergognose anomalie che pesano rovinosamente nella scuola e in tutta l’amministrazione pubblica italiana.